Ho passato la sera a pensare al presidio no-tav a Chiomonte, a ringraziare col pensiero tutte le persone che da tutti questi mesi rischiano salute e pelle per impedire un'opera inutile e dannosa, un dispendio di soldi (che non abbiamo) che andrebbe solo ad aggravare il debito sui nostri figli, l'ennesima mano data alla mafia. E come ogni volta mi sento una codarda, perché io non sono lì e non ci sono perché ho paura. Perché da novellina 18enne ho vissuto cosa vuole dire trovarsi di fronte alla polizia italiana, anche se non hai fatto nulla, anche se perpetri i valori ideali di civiltà e democrazia con ogni fibra del tuo essere: manganellate, tante manganellate, a te, ragazzina presa per strada che con il tuo ditino alzato ti rivolgevi al poliziotto 50enne in tenuta antisommossa dandogli pure del "lei" e con uno "scusi" cercavi di spiegargli che tu eri per strada e non hai fatto nulla. E la risposta è stata una raffica di manganellate -dal quale un caro amico ti ha un po' protetta coprendoti e prendendosele lui- la detenzione in una questura con 80 persone per 12 ore senza sapere che cosa faranno di te, la consapevolezza che possono farti di tutto -tanto chi lo viene a sapere- ricevere una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale (perchè? perché le mie ossa non si sono rotte sotto al manganello?). E in mezzo a tutto questo vedere teste spaccate, sangue, sentire gli spari. No, nessun posto del terzo mondo, ma nella civilissima Torino.
E portarsi dietro il trauma della violenza, non riuscire a parlarne per anni, avere -sempre per anni- il terrore appena si vede una divisa.
E' facile dire "ah, ma quelli che vengono menati sono dei centri sociali, sono loro che iniziano": provate a dirlo agli anziani e ai disabili malmenati e massacrati (perché quando ti spaccano le ossa secondo me ti stanno massacrando) durante la manifestazione di Genova.
E ora leggo di nuovo di lanci di lacrimogeni e repressione contro i manifestanti a Chiomonte, che sono sindaci e assessori dei comuni della Val Susa, fono famiglie con bambini, sono nonni, sono ragazzi, sono i commercianti della zona, sono altre persone accorse dalle valli limitrofe per dare un po' di man forte nel dire che no, questa opera non la vogliamo per noi, per i nostri figli, per la nostra salute e per l'economia di tutti gli italiani.
E il mio pensiero di gratitudine infinita va a loro che con i loro corpi stanno difendendo me, la mia famiglia e quella di tutti gli italiani, anche quelli inconsapevoli, che se ne fregano o si lasciano abbindolare da qualche slogan del politico immanicato di turno.
E il cuore torna ad essere greve e gonfio di dolore per la mancanza di democrazia e l'inciviltà di questo paese, dove crediamo di essere liberi, ma non lo siamo affatto.